Top 5 Max Ernst Masterpieces!


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Note Biografiche: Max Ernst (Brühl, 2 aprile 1891 – Parigi, 1º aprile 1976) è stato  un pittore e scultore tedesco.

Nel 1909 si iscrive all’Università di Bonn per studiare filosofia, frequentando anche dei corsi rivolti alla psicologia e all’arte degli alienati, ma abbandona presto questo indirizzo per dedicarsi al mondo dell’arte. Nel 1912 fonda, assieme ad August Macke il gruppo “Das Junge Rheinland”, esponendo per la prima volta a Colonia alcune sue opere alla Galerie Feldman. Questa città, due anni dopo, gli farà conoscere Hans Arp, con il quale stringerà un’amicizia che durerà tutta la vita. Nell’agosto dell’anno seguente si reca per la prima volta a Parigi. Partecipa alla Prima guerra mondiale e nel 1917 viene congedato a causa delle molteplici ferite riportate. Nonostante il servizio militare, Ernst riesce a dedicarsi alla pittura, esponendo alla galleria “Der Sturm” che lo indurrà a pubblicare un articolo Sull’evoluzione del colore. Ritornato a Colonia nel 1918 sposa Luise Strauss. La scoperta della pittura di Giorgio De Chirico lo spinge a realizzare un album di litografie (Fiat Modes Pereat Art); nello stesso anno fonda con Johannes Theodor Baargeld il gruppo dada W/3 West Stupidia; i due artisti pubblicano la rivista Der Ventilator e il Bullettin D e organizzano la prima mostra Dada a Colonia.

Nel suo secondo viaggio a Parigi nel 1920, ha modo di farsi apprezzare dai critici della capitale, riuscendo ad esporre alcune sue creazioni presso la “Galerie Au Sans Pareil”. Importante è il suo incontro con alcuni esponenti del Surrealismo, come André Breton e Paul Eluard; dalla sua collaborazione con quest’ultimo nascono due volumi, Les malheurs des immortels e Répétition (1922). È il periodo in cui, forse ispirato da un suggestivo viaggio in Oriente, elabora una nuova tecnica pittorica, il frottage, con il quale realizza un ciclo di immagini pubblicate nel volume Histoire naturelle (1926), presentate attraverso un’introduzione dell’amico Arp. Nel 1929 pubblica il primo dei suoi romanzi-collage, La Femme 100 têtes[1], e l’anno dopo collabora con Salvador Dalí e Luis Buñuel al film L’âge d’or. I contrasti con Breton, inducono Ernst ad abbandonare il gruppo surrealista nel 1938 e a trasferirsi, assieme alla pittrice Leonora Carrington, nei pressi di Avignone.

Nel 1941 il pittore raggiunge gli Stati Uniti, dove rimane fino al 1953. Durante questo periodo, trascorso in Arizona, Ernst lavora instancabilmente, sperimentando nuove forme espressive, come il dripping, e realizzando importanti sculture tra le quali, per esempio, Il re che gioca con la regina (1944). Negli Stati Uniti si sposa per ben due volte: la prima con Peggy Guggenheim, nel 1941, la seconda con Dorothea Tanning, cinque anni più tardi. Rientrato in Europa, soggiorna prima a Parigi e poi a Huismes, in Turenna. A partire dalla seconda metà degli anni cinquanta si susseguono numerose sue retrospettive, a Berna, Parigi, New York, Londra e Venezia.

Muore a Parigi il primo aprile del 1976. (Tratto da Wikipedia)

Altro articolo con interessanti spunti su Jizaino.

My Favourite Masterpiece “L’Angelo del Focolare”: Il dipinto scelto dalla Fondation Beyeler come immagine-guida della grandiosa retrospettiva di Max Ernst si intitola L’angelo del focolare. Ma il protagonista è tutto fuorché una creatura gentile. L’opera è del 1937, l’anno di Guernica. E come Guernica fu suggerita al suo autore dalle atrocità della guerra civile spagnola: «La dipinsi dopo una sconfitta dei repubblicani», dirà Ernst. Così come Picasso dipinse il suo quadro-manifesto dopo il bombardamento della città spagnola da parte della Legione Condor dell’aviazione nazista, giunta in soccorso di Francisco Franco. Ma se il mediterraneo Picasso punta sulla pietas e narra lo strazio della popolazione, congelando poi l’intera scena nel non-colore del bianco e nero, il tedesco Ernst sceglie di raffigurare la potenza distruttrice della guerra con una figura allegorica terrificante (forse proprio un condor, a ben vedere) che avanza con una marcia fragorosa e inarrestabile, mulinando i suoi artigli e – par di sentirla – stridendo orribilmente da quel becco irto di zanne. Il tutto in un trionfo di colori squillanti, che potenziano la sensazione di forza incontenibile. (…) (Tratto da Arteconomy24 di Ada Masoero. Leggi l’articolo completo)

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