Top 5 Marlene Dumas Portraits!


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Note Biografiche: Marlene Dumas (Città del Capo, 3 agosto 1953) è  un’artista e pittrice sudafricana. Ha studiato all’Università di Città del Capo dal 1972 al 1975 e nel 1976, a 23 anni, si è trasferita in Olanda con una borsa di studio. Vive e lavora ad Amsterdam.. (Tratto da Wikipedia).

Qui di seguito un estratto di un interessante post di women.it a cui vi rimando per la lettura dell’articolo completo: Nata nel 1953 in Sud Africa dove vive a lungo, Dumas percepisce immediatamente il clima di ingiustizia sociale vigente nel suo paese: “Quando vieni dal Sud Africa, sai che una virgola o una parentesi, più o meno, può costare la vita ad una persona” e si definisce un’artista socialmente impegnata.. Nel 1976 si trasferisce in Olanda dove studia pittura e psicologia e definitivamente si stabilisce, senza tuttavia mai smettere di credere al ruolo politico-sociale dell’arte. (…) La sua prima personale è del 1979 e da allora partecipa a numerose iniziative internazionali collocandosi fra le più importanti artiste figurative. L’arte di Marlene Dumas ruota infatti attorno ad un unico soggetto: la figura umana, in particolare quella femminile.Volto o corpo, intero o a pezzi, comunque grande, ti guarda frontalmente, suscitando spesso inquietudine e disturbo in chi guarda. Nel 1989 lavora sulle modifiche al proprio corpo apportate dalla gravidanza e successivamente indirizza il suo lavoro verso il tema dell’infanzia. Le immagini femminili dei suoi quadri provengono in genere da fotografie che lei stessa scatta o strappa da riviste e giornali e successivamente reinventa e distorce nelle sue interpretazioni pittoriche. Una delle sue poche modelle è la figlia adolescente Helena che diventa anche sua musa e collaboratrice. I suoi dipinti mostrano spesso il lato ambivalente, violento o mostruoso dell’essere umano, e forzano chi guarda ad ambigue oscillazioni fra gli estremi: chi è la vittima e chi è il carnefice? chi è innocente e chi è colpevole? Di chi ci si può fidar, forse neppure di noi stesse? (legi l’articolo completo su woman.it)

My Favorite Masterpiece “For Whom the Bell Tolls”: (2008, Dallas Museum of Art). Su quest’opera Marlene Dumas dice : “In 2007 my mother died at noon at the age of 86. For Whom the Bell Tolls (2008) was about loss and departure, but also about transformation and freedom. A spirit set free. My grief and her relief. So I made the (film)stars and the gods weep for her. As a child I was fascinated by portraits of (female) filmstars. A moviestar can love, cry and die and then get up and do it all over again, each time in a different time and place and with a different lover, staying desirable yet distant forever. They can play both victim and prosecutor.”

Altre interessanti note vengono poi dal sito del Dallas Museum of Art: “This striking painting contains many of the remarkable traits found in the work of South African artist Marlene Dumas, a painter of singular sensibility who is considered one of the most important figurative artists of our era. For Whom the Bell Tolls contains Dumas’s uncanny and haunting palette, her sophisticated and suggestive handling of paint, and her ability to concisely elicit a range of complex emotional associations. An example of the artist’s longstanding interest in portraiture, it also epitomizes her ongoing exploration of the relationship between the documentary impulse of photography and the expressive potential of painting. The source image for the painting is a close-up photograph of Ingrid Bergman from the soundtrack album cover for the 1943 film For Whom the Bell Tolls, itself based on the novel by Ernest Hemingway. The photograph has long occupied pride of place in Dumas’s image bank, a vast archive of news media images and personal snapshots, and its invocation in this painting relates to Dumas’s interest in destabilizing images that have become iconic in forming cultural and personal identities of the 20th century. In For Whom the Bell Tolls Bergman’s famous visage is made barely legible, even ethereal. Marlene Dumas’s work represents an important chapter in the rich history of photography-based painting. Her paintings have an unmistakably photographic sensibility overlaid with fluid brushwork and distortions of form, and a palette that oscillates between extreme saturation and spectral softness. In this way, Dumas has staked out a territory quite separate from earlier practitioners of photographically driven painting, such as Gerhard Richter and Sigmar Polke, both of whom are currently well represented in the DMA’s collection. For Whom the Bell Tolls further extends the DMA’s investigations of photo-based painting with a work that exemplifies Dumas’s genuinely novel aesthetic of emotive power.”

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