Top 5 René Magritte Masterpieces!


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Note Biografiche: René François Ghislain Magritte (Lessines, 21 novembre 1898 – Bruxelles, 15 agosto 1967) è stato  un pittore belga. (…) I suoi inizi di pittore si muovono nell’ambito delle avanguardie del Novecento, assimilando influenze dal cubismo e dal futurismo. Secondo quanto affermato da lui stesso, la svolta surrealista avviene con la scoperta dell’opera di Giorgio de Chirico, in particolare dalla visione del quadro Canto d’amore, nel quale compaiono, sul fianco di un edificio, un calco della testa dell’Apollo del Belvedere, un gigantesco guanto in lattice da chirurgo e una palla, dal quale viene profondamente colpito e lo descrive in un suo scritto così:”che rappresentava un taglio netto con le abitudini mentali di artisti prigionieri del talento, dei virtuosi e di tutti i piccoli estetismi consolidati: un nuovo modo di vedere.” Furono proprio le pretese che gli artisti dovevano dipingere semplicemente ciò che vedevano che li portarono sempre più verso la sperimentazione, fu così che nel 1925 entra nel suo periodo surrealista con l’adesione al gruppo surrealista di Bruxelles, composto da Camille Goemans, Marcel Lecomte e Paul Nougé, e dipinge il primo quadro surrealista, Le Jockey perdu, mentre lavora a diversi disegni pubblicitari. Magritte si cimenta nell’impiego tipico delle accademie, accorgendosi però che quello che dipinge non è la realtà bensì sta creando una nuova realtà come avviene nei sogni; cerca così di creare qualcosa più reale della stessa realtà.

Nel 1926 prende contatto con André Breton, leader del movimento surrealista, che lo colpì al punto di affermare “I miei occhi hanno visto il pensiero per la prima volta”,[1] e l’anno successivo si tiene la sua prima mostra personale, presso la galleria Le Centaure di Bruxelles, nella quale Magritte espone ben sessantuno opere; successivamente si trasferisce con la moglie a Perreux-sur-Marne, nei pressi di Parigi nel 1927. Nel 1930 dopo l’esperienza parigina Magritte decide di tornare a Bruxelles insieme a Georgette. I due si trasferiscono al 135 della rue Esseghem di Jette (nel nord di Bruxelles), in cui Magritte ha vissuto il suo periodo più prospero per 24 anni e creando circa la metà di tutte le sue opere (800 in totale tra tele e disegni). Inoltre è qui che si sviluppano i grandi momenti del surrealismo belga, poiché l’appartamento di Magritte fungeva da quartier generale del gruppo surrealista bruxellese e fu anche il teatro di numerosi eventi(feste in maschera). Paul Nougé, Louis Scutenaire, Iréne Hamoir, Marcel Mariën e altri ancora si riunivano qui tutti i sabato sera. (Dal 1999 questo appartamento è stato trasformato nella casa museo consacrata all’insigne artista belga. Al piano terra si trova l’abitazione appartenuta a Magritte, ai piani superiori si può invece ammirare una ricca collezione di fotografie, disegni e lo spartito musicale contenente la “marcia nuziale” che Mesens ha suonato per le nozze di René e Georgette. Nel giardino si può ammirare lo “Studio Dongo” impresa pubblicitaria che Magritte ha creato insieme al fratello Paul, in un periodo critico per la sua carriera.) La casa in rue Esseghem mantiene intatta l’atmosfera dell’epoca sapientemente ricostruita con il mobilio originale e documenti di inestimabile valore.

Nel 1940, per timore dell’occupazione tedesca, si trasferisce con la moglie nel sud della Francia, a Carcassonne. In questi anni sperimenta un nuovo stile pittorico, detto alla Renoir o solare, che porta avanti sino al 1947.Inizia il periodo vache, una sorta di parodia del fauvismo. Dopo un ultimo lungo viaggio fra Cannes, Montecatini e Milano, avvenuto nel 1966, muore nel suo letto il 15 agosto dell’anno successivo a Bruxelles poco dopo la comparsa di un improvviso cancro del pancreas. Viene sepolto nel cimitero di Schaerbeek. (Tratto da Wikipedia)

My Favorite Masterpiece “La Grande Guerra”: ( 1964, olio su tela, 65×54 cm, Collezione privata). C’è il solito anonimo signore con la bombetta, che si staglia a mezzobusto sullo sfondo di un cielo incupito; e c’è una bella mela verde, che rifiuta ostinatamente di stare dove dovrebbe per conquistarsi il centro della scena, il punto dove corre naturalmente lo sguardo quando ci si trova di fronte a un ritratto: quello normalmente occupato dal volto della persona ritratta. Il titolo, ”La grande guerra”, è lo stesso di un altro quadro che presenta una donna in abito bianco, con borsetta, ombrellino e cappello piumato, a passeggio sul lungomare, il cui sguardo si nasconde, questa volta, dietro un grazioso ed elegante bouquet. (…)   “…abbiamo la faccia apparente, la mela, che nasconde ciò che è visibile ma nascosto, il volto della persona. E’ qualcosa che accade in continuazione…C’è un’interesse in ciò che è nascosto e che il visibile non ci mostra. Questo interesse può assumere le forme di un sentimento decisamente intenso, una sorta di conflitto, direi, tra il visibile nascosto e il visibile apparente” R.Magritte.  Da questa affermazione del pittore il titolo prende un senso perchè si tratta di una guerra fra le immagini nata dalla rivolta di due oggetti insignificanti che si contendono la condizione di visibilità ai due volti dei due personaggi. Questo titolo però sarà dovuto anche in parte all’evento reale della Grande Guerra, composta da trincee e da uomini spazzati via a causa di oggetti ancora più insignificati di una mela o di un mazzo di fiori, una guerra che ha annulato la personalità e dove la cancellazione del volto fa da metafora. (Tratto da TuttoMagritte e Lottovolante)

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