Top 5 Paolo Uccello Masterpieces!


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Note Biografiche: Paolo di Dono, ovvero Paolo Doni, detto Paolo Uccello (Firenze, 15 giugno 1397 – Firenze, 10 dicembre 1475), è stato  un pittore e mosaicista italiano. Fu tra i protagonisti della scena artistica fiorentina della metà del XV secolo. Secondo quanto racconta Vasari nelle sue Vite, Paolo Uccello «non ebbe altro diletto che d’investigare alcune cose di prospettiva difficili e impossibili», sottolineando il suo tratto più immediatamente distintivo, cioè l’interesse, quasi ossessivo, per la costruzione prospettica. Questa caratteristica, unita con l’adesione al clima fiabesco del gotico internazionale, fa di Paolo Uccello una figura di confine tra i due mondi figurativi, secondo un percorso artistico tra i più autonomi del Quattrocento. Secondo Vasari fu soprannominato “Paolo Uccelli” perché amava soprattutto dipingere animali, e in particolare gli uccelli. Secondo lo storico aretino, con questi animali amava decorare la propria casa, non potendo permettersi animali veri. (Tratto da Wikipedia)

My Favorite Masterpiece “San Giorgio e il Drago”: San Giorgio e il drago è un dipinto a olio su tela (57×73 cm) di Paolo Uccello, conservata alla National Gallery di Londra e databile al 1456 circa. Sebbene notoriamente l’uso della tela come supporto per i dipinti sia divenuto popolare a Venezia verso la fine del Quattrocento, pare che i primi esempi di pittura su tela siano fiorentini. Questo dipinto, nello specifico, pare essere il primo (o meglio il più antico) esempio a noi pervenuto di olio su tela, dopo la Crocifissione di Donato de’ Bardi.

L’opera ritrae il cavaliere san Giorgio mentre dall’alto del suo cavallo sta trafiggendo lo spaventoso drago che tiene legata la principessa da salvare, anche se sembra che sia lei a tenerlo al guinzaglio. Lo sfondo è composto dalla grotta dove il drago ha il suo antro e di un sereno paesaggio con un turbine di nuvole sopra San Giorgio, a simboleggiare il suo vigore guerriero. Il ciclone dietro san Giorgio è composto da un vortice di nubi, che sembra anticipare gli studi dal vero di Leonardo da Vinci. Il suolo è composto da siepi quadrangolari disegnate secondo le regole della prospettiva lineare centrica, della quale Paolo Uccello fu uno dei primi maestri. (…) Non mancano accenni fiabeschi o paradossali, come il guinzaglio con cui la principessa tiene lo stravagante drago o la sottilissima lancia, che nella realtà sarebbe estremamente fragile. (Tratto da Wikipedia)

Il dipinto di Paolo Uccello è ripartibile innanzitutto tracciando una linea verticale a metà esatta del quadro: nella metà di sinistra si vengono a trovare la Principessa, che occupa il settore più vicino alla cornice, e il Drago e nella metà di destra San Giorgio. A ben guardare l’atteggiamento della Principessa è ambiguo, non si capisce se ha paura, se mostra i legacci alla ricerca di comprensione e libertà o invochi pietà per il Drago. L’intero lato sinistro è occupato, come sfondo alle spalle del Drago e della Dama, da una caverna che ragionevolmente è sia la sua origine che la sua tana. Questo perché il Drago è animale tellurico per eccellenza, nasce dalle viscere della terra, condividendo questa origine con tutto quello che dalle profondità oscure provengono come l’ acqua, l’oro e le gemme, e da qui genera i terremoti con i suoi movimenti inconsulti. I terremoti che il Drago suscita sono reali ma anche metaforici: rapimento di principesse, siccità o alluvioni, pestilenza e carestia, gli scuotimenti sono anche sociali rivoluzioni, sommosse in una parola il portatore del Caos. Il Drago con la sua forma orizzontale appartiene al regime della dissoluzione dei legami dei riti dionisiaci. La parte destra del quadro è occupata da San Giorgio a cavallo nell’atto di infliggere al suo nemico il colpo mortale. Dietro di lui la campagna fertile e una nuvola carica di tempesta, all’estrema destra in alto della raffigurazione, con una curiosa forma a spirale. Il terreno dello scontro, l’area antistante l’ingresso della grotta, è arido e devastato mentre il cielo è scuro con la presenza della luna che rimanda però più a un crepuscolo, al momento della sospensione tra luce e ombra, che a una scena notturna vera e propria. Le due metà del quadro si fronteggiano come si fronteggiano i due contendenti e ogni dettaglio svolge la funzione narrativa nella storia. Al centro del quadro in basso si trova collocata la testa del Drago colpita dalla lancia di San Giorgio, impossibile non risalire lungo la lancia stessa con una diagonale che attraversa il quadro da sinistra verso destra fino al braccio del cavaliere. Ma lo sguardo, preso l’abbrivo dinamico della diagonale, non si ferma arrivando alla nuvola tempestosa a forma di spirale immediatamente dietro San Giorgio. La spirale è il segno dell’infinito e in questo caso è metafora di Dio nero di collera, una vera Ira di Dio. La relazione creata dallo sguardo ci esplicita che San Giorgio è in missione per Dio e che è di Dio la forza immensa necessaria per colpire a morte il Drago. Improvvisamente la lettura del quadro si dinamizza con una brusca accelerazione nel tempo dell’azione ma anche nel tempo della comprensione. Il quadro di Paolo Uccello illustra chiaramente che gli elementi della pittura altro non sono che i risultati reali del movimento e della forma, della tensione e della direzione. (Tratto da lacritica.net)

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