Top 5 Pieter Bruegel Masterpieces!


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Note Biografiche: Pittore, disegnatore e incisore, (Breda, 1525/1530 circa – Bruxelles, 5 settembre 1569) il più grande artista della prima metà del Cinquecento nel nord Europa. La documentazione circa la sua carriera è piuttosto scarsa. Nel 1551 fu iscritto nella gilda dei pittori di Anversa e cominciò a lavorare per il mercante di stampe Pieter Coecke van Aelst. Nel 1552 intraprese un viaggio in Francia e in Italia, soggiornò a Roma e si spinse fino in Sicilia. La critica sottolinea la provenienza di Bruegel il Vecchio dallo studio di di Hieronymus Bosch e dalla sua fedeltà all’antica Scuola Fiamminga.  In effetti Bruegel attraversa varie fasi artistiche nel corso della sua vita, la prima si fonda sulla realizzazione di opere stilisticamente molto vicine a quelle del pittore fiammingo Hieronymus Bosch, per passare poi dalla realizzazione di paesaggi fantastici a quelli reali, e ciò in occasione del suo viaggio in Italia. L’esperienza dell’attraversamento delle Alpi colpisce Bruegel molto più di qualsiasi opera artistica, “inghiottì tutte le montagne e le rocce e al suo ritorno le risputò fuori sulle tele e sulle tavole”. Il risultato è la serie di stampe oggi note come i Grandi paesaggi (1555-58), dodici spettacolari vedute di montagna. Questa particolare fascinazione toccò anche l’animo di un’altro grande artista Albrecht Dürer quando vide le alpi. Dopo aver sposato Mayeken Coecke, la figlia del suo maestro d’arte Coecke, Bruegel si stabilisce a Bruxelles, dove, dopo alcuni viaggi, riprende a dipingere, focalizzando la sua attenzione pittorica sul uomo ed sulla natura, nella nuova contrapposizione al manierismo dei maestri italiani, che predominava allora nei Paesi Bassi. Proprio in quegli anni, ossia nel 1563,  il pittore, ormai molto conosciuto, realizza una delle sue opere più splendide e famose: La Torre di Babele. Nel 1564 nasce Pietre, il suo primogenito, anche lui destinato a diventare artista. Il periodo compreso tra il 1565 ed il 1568 fu abbastanza prolifico per la produzione pittorica dell’artista, con la realizzazione di grandissime opere quali: la serie dedicata ai Mesi, Il paese della cuccagna ed il Banchetto nuziale. Nel 1568 nasce il secondogenito Jan, che sarà noto come “Jan Velvet”, Jan dei velluti per la sua abilità a dipingere i tessuti. Bruegel ci ha lasciato circa una settantina di opere pittoriche, malgrado la sua attività si sia svolta nel corso di una vita relativamente breve. Sul ricordo di Bosch, Bruegel illustrò soggetti fantastici e personaggi tratti dalla Bibbia e dal Vangelo visti da un’ottica laica e talvolta mostrati con impietosa crudezza, utilizzando con forza i colori, le luci e le ombre e si segnalò per la capacità di disegnare rendendo con essenzialità ed efficacia le pose, i movimenti e le fisionomie. I posteri hanno chiamato il pittore Pieter Bruegel il Vecchio per distinguerlo da Pieter Bruegel il Giovane, suo figlio primogenito, mentre invece il suo secondo figlio fu Jan Bruegel il Vecchio o “Jan Velvet”, anch’egli pittore ed entrambi i figli scrivevano il loro cognome come ‘Brueghel’, reinserendo la lettera ‘h’ che il padre aveva eliminato (per ragioni sconosciute) nel 1559. Il maestro morì nel 1569; la salma fu inumata nella chiesa di Notre-Dame de la Chapelle, a Bruxelles, città dove visse per quasi tutta la sua vita, ma i due figli erano ancora bambini alla sua morte e quindi non poterono esserne allievi. (Tratto da Settemuse. Leggi l’articolo completo)

My Favorite Masterpiece “La Grande Torre di Babele”: Il tema della rappresentazione moraleggiante dei vari proverbi popolari della cultura fiamminga era già stato praticato da Bosch (come nelle scenette della tavola dei Sette peccati capitali) o dallo stesso Bruegel (Dodici proverbi), ma mai così tanti episodi, circa 120, erano stati radunati in un’unica ambientazione. Con la precisione del cartografo, Bruegel compose le varie scene in un vero e proprio “paese dei proverbi”, dove le varie attività umane rispecchiano una serie di azioni legate a una riflessione sulla follia e i vizi. Ma gli intenti dell’artista non dovevano essere esclusivamente negativi, come critica della società, ma anzi era un omaggio e un riconoscimento all’immediatezza, l’ironia e la ricchezza della saggezza popolare. Come fonte il maestro dovette consultare gli Adagia Collectanea, repertorio di circa 800 detti popolari pubblicato nel 1500 da Erasmo da Rotterdam, in cui si parla del precario equilibrio degli uomini fra saggezza e follia. (Tratto da Wikipedia).

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